Il thriller psicologico che non ti lascia respirare, firmato Giuseppe La Boria
di Jacopo Lupi
Quando ho letto La sindrome di Rebecca, ho subito capito che non era il solito giallo. Era qualcosa di diverso. Di più disturbante, più raffinato, più intelligente. Ho pensato: questo libro bisogna pubblicarlo, e farlo arrivare il più lontano possibile.
Perché ci sono storie che si leggono. E storie che ti leggono. Questa ti entra nella testa, si insinua piano… e poi non ti lascia più.
Ecco perché Lupieditore ha scelto di accogliere il nuovo romanzo di Giuseppe La Boria. Perché è un autore che osa, che non ha paura di scavare dentro l’ossessione, la perversione, la fragilità delle relazioni umane. E perché La sindrome di Rebecca è un noir moderno, intelligente, teso come una corda di violino, con una scrittura lucida e una trama che fa sudare le mani.
Il fascino oscuro di Carola
La storia si apre in una mattina gelida, nel Parco di Monza. Una donna bellissima viene trovata morta su una sedia, completamente nuda, con un sorriso enigmatico e gli occhiali da sole a coprire gli occhi. Si chiama Carola Baldini, è una giornalista, è sempre stata affascinante e inafferrabile, il tipo di donna che incanta e disarma. Ora è un enigma senza respiro.
E da quel momento, comincia un incubo.
Un’email anonima impone il silenzio: niente autopsia, solo cremazione. O ogni lunedì una persona morirà.
Sei lunedì. Sei vittime. Sei candele. Il gioco perverso di un killer che si firma “Otello” e che sembra conoscere ogni dettaglio della vita di Carola.
Una mente brillante e disturbata
Il romanzo è un susseguirsi di colpi di scena, ma quello che colpisce di più non è tanto il sangue (che pure non manca), quanto la raffinatezza psicologica. Il movente? Non è banale gelosia. È molto di più. È la sindrome di Rebecca, una forma di delirio ossessivo che spinge ad odiare e punire tutti coloro che, nel passato, hanno avuto un legame affettivo o sessuale con la propria amata.
Otello è disturbato, ma profondamente coerente nel suo delirio. Parla con la maiuscola di Amore, Perfezione, Infinito. Uccide con rituali sofisticati, simbolici, teatrali. Costruisce una narrazione, quasi una sacra liturgia. E fa tutto questo per “purificare” Carola da chi l’ha “inquinata”.
L’indagine, affidata all’ispettore Piccolo e al geniale investigatore in pensione dr. Bariola, diventa una corsa contro il tempo. E anche una sfida personale. Perché Otello non è solo un assassino. È un narratore. Un regista. E vuole pubblico.
Un autore che sorprende
Giuseppe La Boria arriva da tutt’altro mondo. È stato manager di punta in multinazionali dell’occhialeria, ha vissuto tra Parigi, Barcellona, Tel Aviv e Milano. Ma ha un’anima da scrittore puro. Lo si vede nel modo in cui costruisce la tensione, nel gusto con cui disegna ogni personaggio, nella precisione quasi chirurgica con cui scolpisce le scene.
Ha già pubblicato due romanzi: L’acido di Dio e La luna rossa di Harar, quest’ultimo vincitore del Premio Montag. Ma La sindrome di Rebecca segna un salto. È il suo primo vero thriller, e si sente che è frutto di anni di letture, di passione per la psicologia, di attenzione maniacale per i dettagli.
Perché l’ho scelto?
Perché credo che la narrativa italiana abbia bisogno di voci nuove, adulte, profonde. Non solo noir commerciali, non solo storie d’evasione. Ma storie che inquietano, che disturbano, che ti fanno porre domande.
E poi perché La sindrome di Rebecca ha tutto: una trama solida, personaggi memorabili, una scrittura fluida e colta, un ritmo implacabile. È un romanzo che si legge d’un fiato ma che ti rimane dentro per giorni. Ti fa riflettere sull’amore malato, sull’identità, sul bisogno di possesso, sulla linea sottile tra passione e ossessione.
La visione di Lupieditore
Noi di Lupieditore non pubblichiamo a caso. Scegliamo ogni libro come fosse un compagno di viaggio. Cerchiamo parole che salvano, che scuotono, che accendono. Perché crediamo che la parola sia l’unica arma che non ferisce. È la spada che si impugna per difendersi, non per ferire.
La sindrome di Rebecca è esattamente questo tipo di libro: una lama sottile, che taglia il velo della superficie e ti fa guardare in faccia i mostri che ci portiamo dentro.
In conclusione
Se ami i thriller che non seguono gli schemi, se cerchi una storia che unisce azione, psicologia, mistero, tensione e letteratura, allora ti consiglio di leggerlo.
Ma attento: non è una lettura comoda. È un viaggio. Un’esplorazione del buio. E come ogni viaggio serio, non torni mai esattamente come sei partito.