La bellezza a tutti i costi. Nel labirinto della perfezione: l’anima dietro il filtro di Carlotta Del Principe

CARLOTTA

Ci sono saggi che informano, altri che confortano, altri ancora che mettono il lettore davanti a uno specchio e gli chiedono, senza troppi complimenti, se riconosce davvero ciò che vede. La bellezza a tutti i costi. Nel labirinto della perfezione: l’anima dietro il filtro di Carlotta Del Principe appartiene a quest’ultima, più scomoda e più necessaria, categoria. Non mi interessa usarne il lessico promozionale: mi interessa dire che questo libro, premiato al Premio Internazionale Ovidio 2025, ha il merito raro di affrontare un tema inflazionato senza diventare né moralista né superficiale.


L’autrice arriva a questo libro con un profilo che, sulla carta, potrebbe sembrare quasi “troppo” ricco: chirurgo orale, patologo orale, specialista in medicina estetica e rigenerativa, tutor accademico all’Università di Bologna, presenza digitale riconoscibile, ideatrice del progetto “Offline is Real”, nato in ambito scolastico per riportare al centro autenticità, relazioni e uso consapevole della tecnologia. E invece proprio questa pluralità di sguardi è una delle ragioni per cui il saggio funziona: Del Principe conosce la materia da dentro, ma sceglie di raccontarla da fuori, cioè dalla parte dell’umano.


Ho letto questo libro con una sensazione precisa: quella di trovarmi davanti a un testo che non demonizza la bellezza, ma ne smonta il ricatto. È una differenza decisiva. Perché qui non c’è l’ennesima predica contro trucco, filtri, chirurgia o social network; c’è piuttosto una riflessione ampia, stratificata, colta ma accessibile, su come l’estetica sia diventata negli anni un linguaggio di potere, controllo, desiderio e disciplina sociale. Il percorso che il libro ricostruisce va dai modelli classici dell’armonia fino all’era iperdigitale, mostrando come il corpo femminile — e oggi sempre più anche quello maschile — sia stato storicamente osservato, corretto, amministrato, venduto.

La parte che ho trovato più forte è proprio questa: l’autrice non si limita alla cronaca del presente, ma costruisce una genealogia dell’ossessione estetica. Dalle Veneri antiche alle dive del Novecento, dalle supermodelle globali alla chirurgia estetica normalizzata, Del Principe mette in fila secoli di educazione dello sguardo e arriva al punto dolente del nostro tempo: quando il sé diventa immagine, l’immagine diventa capitale, e il like si trasforma in una moneta emotiva. È qui che il libro smette di essere soltanto un saggio sull’apparenza e diventa un libro sull’identità.


Naturalmente, il cuore più bruciante del volume sta nel rapporto tra immagine e fragilità psicologica. Del Principe affronta con rigore temi come dismorfofobia, ansia da selfie, esposizione continua, filtri, performatività online, e lo fa senza compiacimento clinico. Non indulge nel tecnicismo, non trasforma il lettore in uno specializzando suo malgrado; sceglie invece una lingua chiara, partecipe, spesso narrativa. Ed è una scelta intelligente, perché restituisce dignità a chi soffre senza trasformarlo in caso da laboratorio.


Mi ha colpito anche la costruzione interna del libro: ai capitoli più analitici si alternano sezioni narrative e testimonianze, con titoli che già da soli promettono un attraversamento concreto del dolore contemporaneo — “Marco”, “Le bambine col bisturi”, “Il silenzio degli uomini”, “La clinica del desiderio”. In queste pagine il saggio prende aria, si fa racconto, si sporca le mani con la vita vera. E fa bene, perché l’ossessione estetica non è un concetto astratto: ha nomi, camere da letto, schermi accesi di notte, adolescenti che si guardano e non si sopportano, adulti che si ritoccano inseguendo una pace che nessun filtro può garantire.


C’è poi un merito non secondario: Del Principe non cade nella trappola dell’élite che giudica il presente dall’alto. Sa bene che la cura di sé è anche un valore, che il desiderio di sentirsi bene nel proprio corpo non è una colpa, che estetica e benessere possono convivere. Il libro, infatti, non predica il disordine come forma di purezza, né celebra l’imperfezione per moda. Chiede piuttosto misura, coscienza, ragionevolezza. Dice, in sostanza, che la bellezza può essere una risorsa solo finché non diventa tirannia. E qui, da lettore, mi sono sentito in buone mani: mani competenti, ma non arroganti.


La scrittura, va detto, è uno degli elementi che distinguono questo libro da molta saggistica “a tema”, spesso corretta ma inerte. Qui invece la voce c’è. Ed è una voce che sa unire lucidità scientifica, empatia e capacità divulgativa. Non tutto ha la stessa intensità, e in qualche passaggio il desiderio di abbracciare molti piani — storico, clinico, sociale, mediatico — rende il discorso molto fitto. Ma è una densità che preferisco di gran lunga alla semplificazione da talk show, quella per cui basterebbe spegnere Instagram e improvvisamente saremmo tutti salvi, felici e interiormente risolti. Purtroppo non funziona così, e il libro lo sa bene.


Ho apprezzato molto anche l’orizzonte culturale più ampio: il volume non si ferma all’Italia, ma allarga lo sguardo a contesti internazionali, mostrando come il rapporto con il corpo e con l’estetica assuma forme diverse e insieme sorprendentemente simili, dal Brasile all’India al Giappone. Questo respiro comparativo rafforza la tesi di fondo: non siamo davanti a una nevrosi privata, ma a una vera grammatica globale dell’apparire.


E poi c’è la cosa più importante, quella che decide se un libro resta oppure no: la sua onestà. La bellezza a tutti i costi non promette facili liberazioni. Non vende una nuova perfezione “autentica”, che sarebbe il paradosso finale del nostro tempo. Piuttosto prova a indicare una via di ritorno alla consapevolezza, a un’idea di self-care non performativa, a un rapporto meno feroce con lo specchio e con lo sguardo altrui. È un finale aperto, ma non evasivo; critico, ma non disperato.


In conclusione, da lettore ed editore, direi questo: Carlotta Del Principe ha scritto un libro che arriva nel momento giusto e con il tono giusto. Un saggio narrativo che ha il passo della ricerca ma non rinuncia al battito della vita; un libro che può parlare a chi lavora nel campo della cura, a chi insegna, a chi cresce figli, a chi si osserva ogni giorno con eccesso di severità. E sì, penso anch’io che sarebbe utile farlo circolare nelle scuole, nelle università, nei luoghi dove si forma l’immaginario prima ancora del giudizio. Perché oggi educare allo sguardo è, letteralmente, un gesto civile.


Non è un libro da consumare in fretta per poi fotografarlo accanto a una tazza e dimenticarlo un’ora dopo. È un libro da leggere con una matita in mano e, ogni tanto, con il coraggio di abbassare il telefono.




SCOPRI IL LIBRO



Categoria: Recensioni
Tag: Libri , Narrativa , Saggi

Questo sito web utilizza cookie

I cookie sono piccole stringhe di dati che vengono salvate nel tuo browser e permettono di ottimizzare l'esperienza sul sito web. Per maggiori informazioni, leggi la nostra privacy policy e la nostra normativa sui cookie.

Consensi cookie

I cookie sono piccole stringhe di dati che vengono salvate nel tuo browser e permettono di ottimizzare l'esperienza sul sito web. Per maggiori informazioni, leggi la nostra privacy policy e la nostra normativa sui cookie.

Questi cookie sono necessari per mantenere la tua sessione utente e per garantire un corretto funzionamento del sito web. Non è permesso disabilitare questa categoria di cookie.

Questi cookie permettono all'utente di personalizzare la loro esperienza sul sito impostando specifiche preferenze come, ad esempio, la lingua del sito, il tema cromatico, le dimensioni del testo o altro. Disattivandoli, non potrai impostare tali preferenze.

Questi cookie arrivano da sistemi di terze parti usati per funzionalità integrate quali condivisione sui social media o pagamenti digitali. Disattivandoli, non potrai accedere a queste funzionalità.

Questi cookie arrivano da sistemi di terze parti che raccolgono dati sul tuo utilizzo del sito web a fini statistici. Disabilita questi cookie se non vuoi condividere i tuoi dati di utilizzo del sito con altri sistemi che non siano questo specifico sito.

Questi cookie arrivano da sistemi di terze parti che raccolgono dati al fine di offrire pubblicità e campagne di marketing. Disabilita questi cookie se non vuoi che questi sistemi raccolgano i tuoi dati attraverso questo sito.