di Jacopo Lupi
Ci sono libri che non ti lasciano scampo. Non quelli che ti trascinano con i colpi di scena o i finali a sorpresa, no. Parlo di quei libri che ti guardano dentro, che sembrano scritti proprio per te, per quel momento esatto della tua vita. Ecco, Il Giardino dei Gelsomini di Nadia Mari è uno di quei libri lì. Appena l’ho letto, ho sentito che dovevamo pubblicarlo.
Non è stata una scelta editoriale “strategica”. È stata una scelta di cuore.
Io sono l’editore di Lupieditore, una casa editrice che ha un obiettivo preciso: pubblicare libri che servano. Che servano a capire qualcosa in più di sé stessi, che servano a guarire, a emozionarsi, a ritrovare una direzione. E Il Giardino dei Gelsomini fa proprio questo. È un romanzo che cura.
Nadine, ovvero tutte noi
La protagonista si chiama Nadine. Ha superato i quarant’anni, è madre, è stata moglie, è stata amante. Ha perso un marito, ha perso un amore, ha perso pezzi di sé. Eppure è ancora lì, in piedi, davanti allo specchio, con la voglia di capire chi è diventata e cosa può ancora diventare.
Nadine è un personaggio, certo, ma in lei ci si specchia facilmente. Ha la dolcezza di chi ha vissuto davvero, e la forza silenziosa di chi non si è mai arreso. E quando legge nel suo giardino, accanto a quella pianta di gelsomino che profuma di memorie, senti che sei proprio lì con lei, nel silenzio, nel vento, nel dolore e nella speranza.
Una scrittura che sa di pelle, di fiori, di tempo
Nadia Mari scrive in un modo tutto suo. Non c’è artificio, non c’è esibizione. C’è cura, poesia, verità. Ogni frase sembra scelta per non ferire. O forse per ferire solo quel tanto che serve per aprirti gli occhi.
Il libro alterna ricordi, riflessioni, flashback che arrivano all’improvviso come profumi dimenticati. Non è un romanzo da leggere di fretta. È un libro che va ascoltato. Che si apre e si richiude con delicatezza, come quando si tocca qualcosa di prezioso.
“Un libro che non si legge. Si sente.”
Questa frase l’ho letta in una delle tante recensioni che ci sono arrivate, e mi è rimasta impressa. Perché è proprio così. Questo romanzo non si legge, si vive.
C’è chi lo ha descritto come “un viaggio dentro l’anima”. C’è chi ha detto: “Mi ha ricordato chi ero. E chi voglio tornare ad essere”. C’è chi l’ha divorato in due giorni, chi ha pianto, chi si è fermato ogni dieci pagine a guardarsi dentro.
Non è un libro comodo, nel senso che non ti lascia esattamente come ti ha trovato. Ma è proprio questa la sua bellezza.
Non è solo una storia femminile. È una storia umana.
È vero: la protagonista è una donna, e parla di maternità, amore, lutto, solitudine, rinascita. Ma io credo che Il Giardino dei Gelsomini parli a tutti. Perché tutti abbiamo avuto momenti in cui ci siamo sentiti persi, vuoti, soli, sradicati. E tutti, prima o poi, abbiamo bisogno di un libro che ci dica:
“Guarda che non è finita. Che puoi ancora rifiorire. Che sei più forte di quanto credi.”
Viaggi, fiori, stagioni… e quel gelsomino che non smette di fiorire
Una delle cose più belle del libro è come Nadia Mari descrive il rapporto tra la protagonista e la natura. I viaggi che compie, i paesaggi che incontra, le stagioni che cambiano, tutto ha un significato più profondo.
Il gelsomino — pianta silenziosa, fedele, resistente — diventa il simbolo perfetto. Perché proprio come Nadine, sembra fragile, ma sa sopravvivere a tutto. E quel profumo che riempie l’aria diventa quasi una preghiera, un invito alla rinascita.
Perché abbiamo scelto di pubblicarlo?
Perché credo che oggi, più che mai, servano storie come questa. Storie che parlano di perdita ma anche di speranza. Che mostrano la forza vera, quella che non fa rumore. Che non cercano il colpo di scena ma la verità.
Lupieditore non è una casa editrice qualsiasi. È un progetto nato per riaccendere la voglia di leggere, di conoscere, di emozionarsi.
La parola è l’unica spada che possiamo impugnare senza far male a nessuno.
E Il Giardino dei Gelsomini è una di quelle parole che ti entrano dentro e non se ne vanno più.
Un consiglio da lettore, prima che da editore
Se stai attraversando un momento difficile… leggilo.
Se hai bisogno di ritrovarti… leggilo.
Se vuoi semplicemente una storia vera, bella, scritta bene… leggilo.
O regalalo. Perché un libro come questo fa bene anche a chi lo riceve.
Alla fine, come scrive un lettore:
“È un libro che ti aiuta a vivere meglio. E oggi, non è poco.”