Vi è mai capitato di leggere un libro e rendervi conto, a metà storia, che sta parlando di voi? Che sta usando il linguaggio della fantascienza, delle civiltà aliene, dei mondi lontani… per raccontare esattamente ciò che sentite dentro, qui e ora?
È quello che mi è successo con “Diastinoploiofobia”, il nuovo romanzo di Elena Glorini, pubblicato con Lupieditore.
Ho scelto di pubblicarlo perché è un’opera che va oltre la trama, oltre il genere. È un romanzo coraggioso, che usa la distopia e il linguaggio dell’immaginario per parlarci delle nostre paure più intime, delle costrizioni sociali, della possibilità di guarigione, di rinascita.
E lo fa con uno stile asciutto ma evocativo, con una sensibilità rara.
Colin, il protagonista, vive su Saulios, un pianeta dove l’efficienza è legge e la paura è un crimine. Lui, invece, è intrappolato in una fobia – la misteriosa diastinoploiofobia – che rischia di emarginarlo, di farlo esiliare. Ma proprio questa fobia, questa fragilità, sarà la sua salvezza.
Ed è qui che il libro brilla: nel mostrare come il disagio possa diventare una scintilla, come la fragilità possa aprire gli occhi. Colin decide di oltrepassare i confini imposti, di varcare la zona proibita dove sono rinchiusi gli umani – creature considerate inferiori – e lì incontra una donna-guaritrice che lo aiuterà a vedere il mondo in un modo del tutto nuovo.
La metafora è potente: in un sistema chiuso, cieco, spersonalizzante, proprio ciò che viene considerato debolezza diventa rivelazione. Colin comincia a osservare il mondo per la prima volta. Inizia a sentire. A disobbedire. A capire.
Incontra Nadil, un altro “risvegliato” come lui. E mentre il mondo intorno a loro collassa – metafora fin troppo attuale – Colin sceglie la via del cuore, del coraggio, del cambiamento. Sceglie di partire.
“La sua paura più grande gli ha salvato la vita.”
Quanta verità in questa frase.
Il messaggio che Elena Glorini ci lancia è chiaro e potente: non dobbiamo vergognarci delle nostre paure. Dobbiamo ascoltarle. Sono segnali. Sono bussola. Sono strumenti per trasformare la nostra realtà.
E lo fa attraverso una narrazione sorprendente, delicata ma mai banale, capace di unire fantascienza, introspezione psicologica e tensione narrativa.
Non si tratta solo di un viaggio interstellare. È un viaggio dentro di sé.
Come editore, sono orgoglioso di avere accolto questo testo nel catalogo Lupieditore, una casa editrice che nasce proprio con l’intento di dare voce a storie che sanno sorprendere, scuotere, lasciare un segno. Noi crediamo che la parola sia l’unica arma che non uccide, ma salva. E Diastinoploiofobia ne è la prova concreta.
Le prime recensioni? Entusiaste:
“Un romanzo originale, con un titolo bizzarro che nasconde un cuore potentissimo.”
“Una favola moderna sulla libertà, la paura e il coraggio di essere se stessi.”
“Impossibile non immedesimarsi in Colin. Un piccolo capolavoro di fantascienza dell’anima.”
E allora lasciatevi portare su Saulios. Ma soprattutto dentro voi stessi.
Perché, come ci insegna Colin, a volte è proprio la paura il primo passo verso la verità.

IL LIBRO