Ci sono libri che non si limitano a raccontare una storia: sfidano il lettore, lo provocano, lo scuotono, e infine lo fanno riflettere. “Cin Cin per Cincinnato” di Mariano Venanziè uno di quei testi che — senza mezze misure — si colloca tra satira sociale, romanzo di formazione e distopia politica. Ed è proprio per questo che, come editore, ho deciso senza esitazione di pubblicarlo.
È un libro che diverte, sì, ma con un ghigno amaro. Che intrattiene, ma lasciando il segno. Che parla al presente, ma con lo sguardo rivolto a un futuro ipotetico… e tremendamente verosimile.
Il protagonista, Augusto, è un nonno con la testa ben piantata sul collo e il cuore ancora sveglio. Al suo fianco, Michele, un nipote curioso e pieno di domande. Il pretesto narrativo è tanto semplice quanto potente: raccontare al nipote chi era Marcello, amico scomparso di Augusto, e perché meriti un monumento.
Ma non lo fa con ricordi o commemorazioni classiche. Lo fa leggendo delle “favole per adulti”, testi inediti trovati sul computer di Marcello dopo la sua morte. Favole, sì, ma capaci di trafiggere più di un editoriale politico.
E qui inizia il bello: Marcello, attraverso la penna di Venanzi, ci regala uno sguardo feroce ma lucidissimo sulla nostra società. Prende di mira i politici, i dogmi religiosi, gli economisti da talk show e persino il nostro linguaggio quotidiano — con un’ironia pungente che non lascia scampo.
Ma non si ferma al presente. Il libro ci catapulta in un mondo futuro inquietante e affascinante allo stesso tempo: niente confini nazionali, niente proprietà privata, niente guerre… ma anche niente individualità, niente libero pensiero, niente “io”.
Un mondo in cui tutto è regolato, livellato, omologato. Dove la società funziona come un gigantesco laboratorio sociale che ha come obiettivo l’efficienza, la longevità e la stabilità… ma a quale prezzo?
Quella che potrebbe sembrare fantascienza è, in realtà, una visione lucida delle derive dell’attuale globalizzazione, un grido d’allarme che ci invita a non perdere di vista ciò che ci rende umani: la libertà, l’opinione, l’identità personale.
Ho scelto di pubblicare “Cin Cin per Cincinnato” perché in un’epoca in cui ci si affida ciecamente alla tecnologia, al sistema e al pensiero unico, c’è ancora bisogno di chi osa pensare diversamente. Lupieditore nasce proprio per questo: per difendere il pensiero critico, per diffondere libri belli e coraggiosi, per armare le coscienze con la parola.
E questa è una parola che taglia come una lama, ma lo fa per aprire una breccia. Per farci entrare dentro. Dentro noi stessi, dentro la società che stiamo diventando, dentro i mondi possibili che possiamo ancora evitare — o costruire.
Un libro che non si legge soltanto: si discute, si digerisce lentamente, si ripensa.
E magari, si trasforma anche in quel bicchiere alzato in onore di un vecchio ideale, quello di Cincinnato, l’uomo che tornò a zappare la terra dopo aver servito la repubblica.
Un modello da riscoprire in tempi in cui tutti vogliono solo restare sulla poltrona.
Cin cin, davvero.
Ma con spirito critico.