Perché ha cominciato a scrivere? C’è un’immagine nella sua memoria che ricollega al momento in cui ha deciso di voler diventare scrittore?

 

Buonasera e grazie dell’invito, sto passando veramente una bella sera, tutta bella gente, e che buon vino! Ma non perdiamo tempo, e torniamo alle  domande. Ho cominciato a scrivere piuttosto presto, ricordo che in prima elementare mia madre è stata sgridata dalle maestre perché sapevo già scrivere l’alfabeto mentre gli altri bambini ancora non sapevano tenere una matita in mano. E questo è stato forse il mio primo trauma, la prima volta in cui mi scontravo con le regole della società. In realtà poi non ho mai voluto diventare uno scrittore, ho studiato arte, e poi comunicazione. Per me la scrittura è prima di tutto la tipografia. Per me la cosa più importante è che quel che scrivo sia impaginato come Dio comanda (e con Dio intendo naturalmente Jan Tschichold), con un bel carattere tipografico disegnato da Gerard Unger ad esempio.

 

 

Ci racconti il suo rapporto con la scrittura e com’è cambiato nel tempo.

 

Il mio rapporto con la scrittura è angosciante. Io bramo la scrittura con tutte le mie forze, ma lei non si fa mai trovare. Non ci dormo la notte, sul serio, ma a volte penso lei non sappia nemmeno che io esista. Spero sia solo una fase.

 

Ti abbiamo fatto questa domanda perché come casa editrice siamo molto attenti alla formazione degli scrittori, per questo vogliamo farti e vogliamo fare a chi ci leggerà un regalo.

 

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A che lettore pensa quando scrive?

 

Non penso ad un tipo di lettore in particolare, piuttosto penso a che tipo di lettore nonvorrei ci fosse dall’altra parte della pagina. Ad esempio, odierei il lettore che si aspetta che gli dica tutto, colui che non coglie le allusioni, gli spunti o i riferimenti. Il tipo di lettore che legge una parola ogni cinque tenendo il cellulare in mano mentre scorre Instagram. E poi quelli che conosco non dovrebbero leggere i miei libri, ma questo perché saccheggio le loro vite per i miei personaggi. Molti di loro si offenderebbero, e per adesso con gli introiti degli ebook non posso certo permettermi un avvocato.Fortunatamente i miei conoscenti si dividono principalmente in due categorie: la prima sono i neo genitori, la cui soglia dell’attenzione non permette di leggere nemmeno gli ingredienti dei corn flakes, figuriamoci i libri. Potrei dire in questa intervista che i loro figli sono brutti senza timore di incorrere in incidenti diplomatici. La seconda categoria di conoscenti, quella più cospicua, annovera invece coloro che non sanno leggere. Fun fact: tra questi ci sono anche i miei genitori.

 

 

Quali autori l’hanno formata maggiormente e com’è arrivato a loro?

 

Tutti. So che sembrerà una risposta ruffiana, ma è molto più semplice. Qualsiasi autore che mi piaccia mi influenza tantissimo, ma è una cosa temporanea, e fortunatamente ho la memoria corta sicché questa influenza nasce e muore in poche settimane. “Nello stesso fiume” in particolare l’ho scritto in un periodo in cui ero fissato con i romanzetti da spiaggia di Cussler, ma è impossibile non ritrovarci anche degli echi di Fleming e Pratt, cioé coloro che hanno plasmato le fondamenta del mio immaginario avventuroso. Se poi vogliamo sparare qualche nome per darci delle arie, posso dire che trovo stimolante Pynchon, ammiro i personaggi di Lansdale e mi lascio suggestionare dai lavori di Graves e Carrere.

 

 

IL LIBRO

 

Come poteva prevedere che il ritrovamento delle cianfrusaglie appartenute al vecchio proprietario di casa sarebbe stato l’innesco d’una serie di folli eventi che gli avrebbero scosso la vita per sempre?

Un’inaspettata vacanza trasformata in una caccia al tesoro, fortuiti incontri e la forzata alleanza con un pazzo tossicomane senza una mano sono solo alcuni degli ingredienti che trascineranno il protagonista, un annoiato trentenne, nella folle ricerca del Manoscritto Voynich, un misterioso quanto intraducibile codice medievale.

Un’avventura dai ritmi serrati che costringerà i due improbabili alleati a risolvere un antico enigma seguendo un’ingarbugliata pista attraverso Mediterraneo e Paesi Bassi con ogni sorta di mezzo di trasporto.

Un viaggio in cui non mancheranno inseguimenti, antiche leggende ed ancestrali droghe a condire il tutto. Un classico on the road che scardina le regole del genere e del buon senso. Affogate in un Vodka-Martini la vostra sospensione della realtà prima di entrarci. I postumi non vi piaceranno.

 

 

 

 

Raccontaci il tuo libro e perché leggerlo

 

Premetto che “Nello stesso fiume” è un romanzetto da spiaggia, e come tale dovrebbe essere fruito. Per questo motivo la risposta a perché dovreste leggerlo, è lo stesso per cui vorreste essere su una spiaggia proprio in questo momento. Per me la spiaggia è un momento di relax, dove non è necessario parlare o portare a termine un’azione in particolare, dove si può stare in silenzio anche in compagnia senza che ci sia nulla di strano. E mentre i vostri amici non hanno di meglio da fare che fotografarsi i piedi per postarli su Instagram, voi volete fare i superiori, gli intellettuali, e snobbarli sfoggiando un libro. Ma siete in spiaggia, vi state rilassando e non siete dell’umore di sorbirvi un mattone morale come Houellebecq, volete qualcosa di più sbarazzino. Qualcosa da finire in pochi giorni, prima di tornare alla vostra squallida e monotona vita. È in questa piccola finestra emotiva che vi prendo.

Il libro parla di un’avventura figlia della tradizione cinematografica degli anni ottanta, è raccontata in prima persona da un io che corrisponde esattamente al me stesso di quando l’ho scritto, salvo che nel romanzo ero ancora single per il semplice motivo che un’avventura senza tensione amorosa non si è mai vista. Non che la storia giri intorno a questo, personalmente detesto quando lo fanno. Ho voluto ordire una folle trama facendo ripercorrere al protagonista luoghi suggestivi come Malta, Creta e Anversa, località che mi hanno permesso di raccontare piccole e grandi leggende. Ho farcito il tutto di humor nero, nozioni di teologia spiccia e riletture di alcuni passaggi storici che tanto non conosce nessuno. Ci ho messo dentro un partner/antagonista completamente folle e un’indecifrabile donna.

 

Se abbiamo un po’ incuriosito il lettore lo inviterei a scoprire di più sul tuo libro anche perché in questi giorni è in super promozione nella versione ebook.

 

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Quale dei personaggi del tuo libro assomiglia più a te? O che aspetto del tuo libro hai più a cuore

 

Alla prima domanda ho già risposto, passo allora alla seconda. L’aspetto che ho più a cuore è la leggerezza. Non è un caso se ho citato i film degli anni Ottanta, perché è con quello spirito che ho voluto mettere assieme questo libro. La leggerezza, la spensieratezza e l’ingenuità che ha formato la mia generazione, che prima di divenire una generazione di lettori, era innanzitutto di telespettatori. Gente cresciuta con A-team, Bim bum bam e Indiana Jones. È lì che voglio riportarvi.

 

Cosa ci riservi per il futuro? Prossime pubblicazioni o progetti

 

Proprio in questo momento sto finendo di editare il mio secondo romanzo, qualcosa di distopicamente angoscioso con influenze cyberpunk. Anche questa è un’avventura, ma dai toni più maturi. Dovrebbe vedere la luce a breve per una nuova casa editrice del settore “distopia”. Inoltre ho recentemente terminato la prima stesura di un terzo romanzo, un mezzo mattone con una forte connotazione fantascientifica, che affonda le radici in fatti e personaggi misconosciuti del secolo passato e della loro eredità. Roba grossa insomma, ma è ancora presto per esultare.

 

 

A breve uscirà anche la versione cartacea di questo bel libro, per il momento ti facciamo un grande in bocca al lupo per questo romanzo!

 

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