Oggi voglio presentarvi Abel Wakaam, un esploratore, un fotografo e soprattutto uno scrittore che spazia nei generi, un esploratore anche nella letteratura. Presentati brevemente.

 

Sono principalmente un esploratore dell’animo umano, un fotografo naturalistico e un racconta-storie che non vuole fare lo scrittore. Le tre cose insieme mi hanno portato ad inoltrarmi nei meandri della natura per scovare i protagonisti  e le storie di cui tessere le trame. Ho sempre amato il rischio, pagandone le conseguenze e solo da qualche anno ho deciso di non sfidare più la vecchia signora con la falce. Non sono sposato, ho un figlio e una figlia da mamme diverse e siamo felici.

 

Quali sono stati i tuoi lavori in campo letterario di maggior successo e a quali tieni magari di più?

 

Sono sbarcato sul web alla fine del 900, quando Internet era ancora una chimera e non c’era nessuno con cui comunicare. In quegli anni era nata Pegacity, la prima città virtuale italiana, divisa per rioni e gestita da assessori che curavano manualmente il lavoro dei cittadini. Viste le mie insistenze mi affidarono la sezione del tempo libero ma, ben presto, puntai al Fantasy. Da lì a pochi mesi, mi ritrovai ingabbiato dentro un sistema chiuso e decisi di fare a modo mio. Acquistai il dominio www.arcano.orge diedi vita alla prima Comunità Fantasy del paese. Lo scopo era quello di permettere a tutti i ragazzi di pubblicare i loro racconti, ma la disparità di storie rendeva impossibile amalgamarli sotto un’unica traccia. Decisi così di dar vita ad un libro maestro, il cui titolo era appunto “La Terra dell’Arcano” a cui tutti dovevano ispirarsi rispettandone la trama, le razze e la divisione in città matriarcali. Oltre a scrivere, i ragazzi creavano un personaggio di ruolo, assumendone la caratterizzazione ed io premiavo i migliori, inglobandoli nella storia principale. Questo lungo giro di parole mi è servito per spiegare perché sono ancora affezionato a quel libro, disponibile insieme alla biblioteca dei ragazzi sul medesimo dominio.

 

Perché hai cominciato a scrivere? C’è un’immagine nella tua memoria che ricollega al momento in cui ha deciso di voler diventare scrittore?

 

Da giovane ho letto il mio primo libro: Il richiamo della Foresta. E nessun altro è mai riuscito a trasportarmi dentro l’avventura. Ho deciso quindi che sarei dovuto passare dall’altra parte del mondo fantastico che inseguivo ogni notte ed ho smesso di leggere.

 

Ci racconti il tuo rapporto con la scrittura e com’è cambiato nel tempo.

 

Il vero cambiamento, come dicevo prima, è arrivato col WEB e con la mia voglia di dare voce a chi non era in grado di pubblicare i propri scritti. Parallelamente ad Arcano (ma nettamente separato da esso per ovvi motivi) ho dato vita un Villaggio online, una sorta di hotel dove i viaggiatori della rete potevano prendere una stanza. La struttura aveva mille posti, 500 riservati agli uomini e altrettanti per le donne. Affinché un nuovo ospite potesse essere accolto, era necessario che il meno attivo del gruppo venisse accompagnato alla porta. A margine di questa struttura, ho creato una biblioteca dove gli utenti stessi depositavano le loro opere, verificate da una redazione tutta al femminile. Data la promiscuità, ha preso nettamente piede il genere erotico che è diventato poi l’unico tipo presente. Non potendo uniformare font e formattazione, ho realizzato un database adatto alla scrittura online che ancora funziona. Da quel momento il mio modo di scrivere è divenuto interattivo e, ad ogni click sul tasto enter, il romanzo che sto scrivendo finisce a disposizione dei beta lettori per un confronto immediato. Una volta terminato, viene messo a disposizione di tutti i 45mila utenti registrati gratuitamente sul nuovo portale di www.rossoscarlatto.org. Questo sistema mi permette di scrivere ovunque sono nel mondo senza avere a disposizione un editor di testo.

 

Ti abbiamo fatto questa domanda perché come casa editrice siamo molto attenti alla formazione degli scrittori, per questo vogliamo farti e vogliamo fare a chi ci leggerà un regalo.

 

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A che lettore pensi quando scrivi?

 

Mi piace contrappormi ad un lettore attivo che possa comunicarmi immediatamente cosa pensa del testo. Questo con la carta stampata non è possibile e quindi la uso raramente, oppure su richiesta, come nel caso del Diario Dal Sahara, un esempio pratico del funzionamento appena accennato. Ogni sera, ovunque mi trovassi, aggiornavo il diario del viaggio accanto al fuoco, usando un collegamento satellitare. La stessa procedura mi serviva per postare la traccia GPS affinché potessero vedere esattamente dove mi trovassi.  Al mio ritorno, pur se in molti lo avevano letto e seguito in diretta online, mi è stato chiesto di trasformarlo in un libro cartaceo da tenere come ricordo.

 

Quali autori ti hanno formato maggiormente e come sei arrivato a loro?

 

Non posso rispondere a questa domanda perché le mie uniche letture sono state il Richiamo della Foresta e Le Età di Lulu.

 

I tuoi viaggi, i tuoi spostamenti, sono ormai parte integrante del tuo

modo di vivere e di scrivere. Parlaci del rapporto tra scrittura e viaggio.

 

Scrivere dell’Africa sotto la veranda di un campo tendato non può essere paragonato a nulla di più vero. Anche in questo caso ho realizzato un sito apposito che racconta dell’attraversamento della Rift Valley e che si trova, con centinaia di fotografie su www.rossoscarlatto.com. Lo stesso ho fatto con le mie escursioni in montagna su www.esplorazione.net. Scrivere significa vivere, viaggiare, vedere, incontrare, respirare profumi di resina, pungersi con le spine di acacia e poi raccontarne il piacere, il dolore, la paura e il coraggio di ritrovarsi al buio di notte con un leone che ruggisce a venti metri dalla tenda. Non puoi scrivere di un leone se non hai sentito il suo ruggito dentro le ossa o non hai percepito il suo alito caldo che evapora fuori da una sottile zanzariera.

 

Quanto dura la preparazione per una esplorazione? Ci vuoi raccontare qualcosa su un viaggio che ricordi con più piacere?

 

Un viaggio in Africa comincia mesi prima e non finisce mai. Bisogna pianificare il percorso, discutere con l’autista affinché sposti l’antenna della radio sul retro. altrimenti l’attacco della telecamera e della macchina fotografica ne vengono danneggiate. Bisogna calcolare i consumi di energia perché non se ne può fare a meno. Stipare la jeep di viveri, acqua e abiti adatti, tenendo conto che su un mezzo da sette posti ci si può stare comodi in due persone più l’autista. Bisogna disfare e rifare i bagagli trenta volte perché nulla deve mancare e tutto dev’essere memorizzato nel suo posto abituale. Il primo impatto divertente con la notte africana è avvenuto nello Tsavo Est, precisamente al Galdessa Camp che si trovava sulla riva del fiume Galana. Dopo aver giocato a nascondermi coi Masai di guardia che mi stavano sempre addosso negli spostamenti da effettuare nel campo, mi sono ritrovato con un grosso rigonfiamento che spuntava sotto il piumino che ricopriva il letto. Non potendo chiedere il loro aiuto perché erano veramente arrabbiati con me, mi sono trovato a imbracciare il lungo supporto metallico della telecamera, pronto a ingaggiare la lotta con quello che credevo un pericoloso serpente e invece era soltanto una boule dell’acqua calda, infilata sotto le coperte per mitigare il freddo della notte africana.

 

I tuoi prossimi viaggi e le tue prossime avventure editoriali?

 

 

Al momento ho in programma solo escursioni in alta montagna, ma devo aspettare che il pericolo delle valanghe rientri entro limiti di sicurezza. Per quanto riguarda la scrittura, ho appena intrapreso un romanzo dal titolo: “La parte giusta del fiume” che racconta di due comunità di religione diversa intrappolate su di un altopiano sperduto. Se qualche nuovo lettore vuole conoscermi meglio, consiglio la lettura gratuita del Diario dal Sahara https://www.rossoscarlatto.org/romanzo_01.asp?cod=64

 

 

 

 

 

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