Perché ha cominciato a scrivere? C’è un’immagine nella sua memoria che ricollega al momento in cui ha deciso di voler diventare scrittrice?

 

Grazie a mia madre, sapevo già leggere e scrivere prima di cominciare le elementari: è stata lei a trasmettermi l’amore per i libri, raccontandomi una storia ogni sera e facendomi conoscere le fiabe russe. A sei anni scrissi la mia prima favola e la maestra ne restò tanto colpita che mi portò a leggerla in tutte le classi della scuola: è stato lì che ho capito che non avrei mai smesso di inventare mondi.

 

Ci racconti il suo rapporto con la scrittura e com’è cambiato nel tempo.

 

Ho iniziato come sceneggiatrice. Mi sono diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze poco prima di laurearmi in Letteratura Francese all’università: il mio primo progetto (il fumetto “Loumyx”) è stato pubblicato in Francia dalla casa editrice Clair de Lune e il secondo (la graphic novel “Nelle lande dei giganti”) ha vinto il prestigioso Lucca Project Contest, ma nonostante l’ottimo esordio, presto ho sentito la necessità di scrivere qualcosa di più ampio respiro, che fosse tutto mio e non un compromesso fra il mio immaginario e quello di un disegnatore, così – più o meno nel 2014 – ho iniziato a frequentare corsi di scrittura e mi sono cimentata nella stesura del mio primo romanzo – Nel Loft, appunto – che ho terminato quasi in contemporanea a “Histoire Noire”, libro che ho pubblicato sotto lo pseudonimo di Norman Evans per Genesis Publishing.

Ti abbiamo fatto questa domanda perché come casa editrice siamo molto attenti alla formazione degli scrittori, per questo vogliamo farti e vogliamo fare a chi ci leggerà un regalo.

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A che lettore pensa quando scrive?

 

Seguo il consiglio del mio più grande mentore letterario, Stephen King: “Scrivi con la porta chiusa, riscrivi con la porta aperta”. La prima stesura è solo per me: scrivo soltanto ciò che mi piace, ma nella seconda cerco di rielaborare il testo per il mio lettore ideale, che non ha né volto né età, ma è una persona che si lascia coinvolgere dalla storia, dimenticandosi del mondo reale finché ha la testa immersa fra le pagine.

 

Quali autori l’hanno formata maggiormente e com’è arrivata a loro?

 

L’autore che amo di più in assoluto è Stephen King: da ragazzina ordinai un suo libro dal catalogo del Club degli editori, a cui mia madre era abbonata: il libro era “La metà oscura” e non mi entusiasmò, ma decisi di dargli un’altra chance scegliendo “It” e fu subito amore. Un altro scrittore che amo molto è Joe R. Lansdale: mi procurai “La notte del Drive-in”, incuriosita dall’entusiasmo di un’amica e passai subito alle avventure di Hap e Leonard, che non mi bastano mai. Sul podio c’è anche una scrittrice italiana precocemente scomparsa: Chiara Palazzolo. Un’insegnante mi consigliò un suo libro in occasione di un seminario e sono rimasta sbalordita dalla sua bravura.

IL LIBRO

Parigi, 2003.
Khady Sarr è una campionessa di pugilato che ha appena gettato la sua carriera alle ortiche, truccando un incontro per pagare i suoi debiti di gioco.
Charon – suo manager e padre simbolico – le propone di partecipare a un reality prodotto da suo figlio Guy per riassestare le sue finanze, ma Khady rifiuta, preferendo sfogare la sua frustrazione nei combattimenti clandestini e rifugiandosi sempre più spesso nei ricordi.
Cresciuta dalla nonna, Khady ha avuto un’infanzia difficile a Toubacouta: emarginata a causa della sua indole ribelle, non ha mai avuto paura di misurarsi con i coetanei maschi nella lotta senegalese.
C’è un combattimento in particolare che ha condizionato la sua vita, i cui frammenti riemergono spesso nel suo presente: lo scontro con Fatim, il ragazzo che più la detestava.
Khady bambina batté Fatim sotto gli occhi del campione di lotta senegalese Rasul, che elogiò la piccola facendole dono del suo portafortuna (una zanna di leone) e lo sconfitto, sentendosi umiliato, le giurò vendetta e mantenne il suo proposito.
È proprio durante l’incontro truccato che Khady intravede Fatim tra il pubblico, ma non riesce a credere che il suo incubo sia tornato a tormentarla finché la sua nemesi non le fa pervenire un messaggio inequivocabile.
La consapevolezza che Fatim potrebbe farle di nuovo del male la convince ad accettare di partecipare assieme alla sua compagna a “Nel Loft”, un reality dove in gara ci sono solo vip… Per Khady è una questione di vita o di morte: sa che finché sarà sotto gli occhi di tutti, Fatim non potrà nuocerle.
Durante le desolanti prove che Khady sarà costretta ad affrontare, riaffioreranno i ricordi delle tappe del viaggio che l’hanno portata in Francia e che l’hanno privata delle persone più care, oltre che di una bella fetta di dignità.
Khady non è adatta a stare sotto i riflettori ed è ormai certa dell’eliminazione quando una nuova coppia arriva nel loft, fornendole la chiave per liberarsi di Fatim per sempre.

Raccontaci il tuo libro e perché leggerlo

 

L’idea alla base di “Nel loft” è semplice: che cosa accadrebbe se la casa del più celebre dei reality diventasse un rifugio da un imminente pericolo, anziché un mezzo per accrescere la propria notorietà? Khady Sarr, la protagonista del romanzo, è un’atleta dal carattere difficile, è spesso sgradevole e i suoi vizi le hanno distrutto la carriera, ma ha dei buoni motivi per essere così scostante: un passato che le ha portato via tutto e che adesso è tornato a braccarla. La storia si svolge su due piani: le vicende della Khady adulta – concorrente di una sorta di “Grande Fratello Vip” – e di quella bambina – in viaggio dal Senegal verso la Francia – si intrecciano e si confondono fino all’epilogo, raccontando un dramma molto attuale a cui nessuno può restare indifferente.

Quale dei personaggi del tuo libro assomiglia più a te? O che aspetto del tuo libro hai più a cuore.

 

In realtà non c’è un personaggio che mi assomiglia, ma quello che amo di più è sicuramente Annick, una ragazza che è fuggita da un’infanzia da incubo e dalla povertà più estrema, che lotta contro una grave malattia senza mai perdersi d’animo, trovando anche la forza di aiutare gli altri.

L’aspetto che preferisco del libro è il fatto che le due fasi della vita della protagonista siano speculari: è stato molto stimolante cercare una connessione tra la disperazione di un viaggio della speranza e la superficialità di un mondo vacuo, tutto chiacchiere e lustrini.

 

Cosa ci riservi per il futuro? Prossime pubblicazione o progetti.

 

Al momento sto scrivendo un nuovo romanzo e dei racconti a tema per una raccolta, ma entrambi i progetti sono ancora nella fase iniziale, dunque è presto per parlarne.

In futuro, vorrei provare a scrivere una sceneggiatura per un film, ma per adesso è solo un’idea che sto coccolando.

Nell’immediato, ho intenzione di ricominciare a postare con regolarità sul mio blog – Spremuta d’Inchiostro – che ho trascurato per troppo tempo.

A breve uscirà anche la versione cartacea di questo bel libro, per il momento ti facciamo un grande in bocca al lupo per questo romanzo!

 

 

 

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