Il seme, per diventare pianta, deve prima morire nella terra.
Quando Nadine si guarda allo specchio, vede i segni di una vita marchiata da abbandoni, dolori e silenzi troppo a lungo ignorati. Ma dentro di lei — nei ricordi, nelle paure mai dette, nelle stanze della sua casa — c’è ancora una luce che attende di sbocciare. Il gelsomino diventa il suo simbolo: come lui, sembra fragile e delicata, vulnerabile, ma capace di resistere, rifiorire e profumare anche dopo le intemperie. Come lui è indifesa ma forte, esposta ma tenace.
In Il Giardino dei Gelsomini la memoria diventa giardino, la perdita diventa forza, e la solitudine si trasforma nella strada per scoprire se stessa. Tra passato e presente, amore e rinascita, maternità e passione, Nadia Mari costruisce un viaggio intimo e struggente, fatto di ferite che diventano cicatrici che raccontano ciò che le parole non dicono.Un romanzo che sa di pioggia e terra, di profumi perduti e ritrovati — e che ti ricorda che, anche dopo l’inverno più freddo, il cuore può ancora fiorire.
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