All'ora che non verrai / mi sento un oggetto che passa / di stanza in stanza.” In questi tre versi si condensa il cuore pulsante della silloge Distonanze e qualche accordo: la sensazione di essere trascurati, dimenticati, relegati nello sfondo della vita altrui. La parola poetica si abbassa alla stessa altezza delle cose per ascoltarle, per dare voce agli oggetti-presenze che raccontano ciò che si prova quando si resta ai margini.
Dentro e fuori le pareti domestiche, le poesie esplorano l’urgenza del “ritirarsi al nido”, un luogo che appare protettivo ma che spesso si rivela instabile, abitato da elementi che non rassicurano, bensì evitano. Il disagio, la frattura, lo scarto emotivo diventano così la vera melodia della raccolta.Come nella musica, lo stonare non è un errore: è una scelta. L’autrice usa la dissonanza come strumento espressivo, proprio come accade nel jazz o nel rock, dove le note fuori armonia creano tensione, colore, significato. Tra questi squilibri sonori emergono rari, preziosi accordi: istanti di comprensione, tregua, speranza.Il lettore viene accompagnato lungo un filo sottile, quasi chirurgico, che oscilla tra confusione e ordine, tra rottura e ricomposizione. Le dissonanze diventano metafora di incomprensioni, errori, incertezze; gli accordi, i momenti in cui la vita sembra allinearsi al proprio ritmo interiore.“Distonanze e qualche accordo” è una raccolta che invita a guardare dentro le proprie crepe, a decifrare il caos e a riconoscere che, spesso, proprio nelle distonie si nascondono le verità più profonde e la possibilità di una nuova armonia.Una silloge intensa, emotiva, perfetta per chi cerca nella poesia non soltanto consolazione, ma rivelazione.
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